NEWSLETTER – La nuova azione di classe (Class Action)

A cura di  P. Pototschnig | V. Mazzoletti | E. Cazzani


 

È stato definitivamente approvato dal Senato, in data 3 aprile 2019, il ddl n. 844 sulla c.d. class action, che ha riformato la disciplina dell’azione di classe con il dichiarato obbiettivo di incentivare il ricorso a questo strumento. Oltre alla diversa collocazione normativa, dal Codice del consumo a quello di procedura civile, la nuova legge contiene significative modifiche che si presentano di particolare favore per i potenziali aventi diritto all’esercizio di questa azione, esperibile nei confronti delle imprese, nonché di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità.

Le principali novità

  • Risulta ampliato il novero di soggetti legittimati a esperire la class action, perché possono farvi ricorso tutti i portatori di “diritti individuali omogenei”, indipendentemente dalla loro qualifica di consumatori o utenti, sia singolarmente, sia tramite organizzazioni o associazioni, purché iscritte in un registro pubblico che sarà istituito presso il Ministero della Giustizia.
  • L’azione sembra estesa a qualsiasi ipotesi di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, come tale suscettibile di essere impiegata per il risarcimento, ad esempio, anche dei danni ambientali.
  • È stato potenziato il sistema di pubblicità dell’intera procedura, mediante l’utilizzo dell’area pubblica del portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della Giustizia. La competente cancelleria curerà questa attività fin dal ricorso introduttivo, pubblicando in seguito anche i provvedimenti che, nelle fasi del procedimento, dovrebbero favorire l’adesione di altri titolari di diritti individuali omogenei.
  • Si è scelto di modificare il procedimento adottando il modello del rito sommario di cognizione, senza possibilità di conversione in quello ordinario, opzione che accentuerà il ruolo del giudice nella conduzione del processo e che dovrebbe favorire una maggiore celerità.
  • Competente a decidere dell’azione sarà la Sezione specializzata in materia di impresa della regione dove ha sede l’impresa resistente. Come noto, le Sezioni sono istituite presso i tribunali dei capoluogo di regione, con eccezione di Lombardia, Trentino Alto Adige e Sicilia (dove vi sono due sedi) e della Valle D’Aosta (la competenza è attribuita a Torino).
  • Il procedimento prevede una prima fase dedicata all’ammissibilità dell’azione che, nell’ipotesi legislativa, potrebbe essere contenuta in meno di cinque mesi, suscettibile di sospensione in caso di pendenza di un’istruttoria presso autorità indipendenti (ad esempio, l’AGCM con un possibile impatto sulle azioni risarcitorie cd. follow-on) o di giudizi presso autorità amministrative. Il provvedimento sull’ammissibilità è reclamabile in corte d’appello mediante un procedimento strutturato con tempistica molto breve.
  • Se l’azione è dichiarata ammissibile, si avvia la seconda fase finalizzata al riconoscimento dei diritti, caratterizzata da forme lasciate ad un’ampia discrezionalità del giudice e, soprattutto, da diverse previsioni istruttorie ispirate ad agevolare la posizione dei ricorrenti. Tra queste, le più rilevanti appaiono le norme che regolano la possibilità di ottenere l’esibizione di documenti nella disponibilità dell’impresa resistente, anche di carattere riservato (in questo caso, con il potere-dovere per il giudice di stabilire alcuni accorgimenti di cui occorrerà valutare la tenuta); le conseguenze, in caso di inottemperanza all’ordine di esibizione, riguardanti, da un lato, la possibilità per il giudice di ritenere provato il fatto che i ricorrenti intendono dimostrare e, dall’altro lato, l’erogazione di una sanzione compresa tra Euro 10.000 e 100.000; la possibilità per il giudice di accertare le responsabilità sulla base di dati statistici e di presunzioni semplici; l’onere posto a carico della resistente di anticipare le spese e gli acconti sul compenso dei consulenti tecnici.
  • Il ricordato obbiettivo incentivante dovrebbe essere realizzato soprattutto con le norme tese a favorire l’adesione all’azione da parte dei soggetti titolari di diritti omogenei. Una prima “finestra” è prevista durante la fase dedicata all’ammissibilità; ma l’innovazione più rilevante e, al tempo stesso, più discutibile è quella della possibilità di adesione dopo la sentenza che eventualmente accolga l’azione, pronunciandosi sulle domande risarcitorie o restitutorie.
  • Dopo la sentenza di accoglimento all’esito della seconda fase, si apre una terza fase di verifica delle adesioni, gestita da un giudice a ciò delegato nella sentenza stessa, la quale deve prevedere anche la nomina di un rappresentante comune degli aderenti. Nel rispetto di un contraddittorio complessivamente piuttosto concentrato, il rappresentante procede a predisporre un “progetto” dei diritti individuali, che costituirà la base di riferimento per il decreto di condanna del giudice delegato nei confronti della resistente. L’esecutività del decreto potrà essere sospesa, in caso di impugnazione, solo per gravi e fondati motivi.
  • Con il predetto decreto la resistente è condannata anche a corrispondere compensi, nella misura indicata dalla legge e calcolati sul numero degli aderenti e su basi percentuali rispetto all’importo complessivo della condanna, direttamente al rappresentante comune degli aderenti e agli avvocati che hanno assistito i ricorrenti fino alla pronuncia della sentenza di accoglimento.
  • Sono previste ulteriori forme di tutela, quali l’esecuzione forzata collettiva del decreto di condanna e, soprattutto, un’azione inibitoria collettiva, di stampo cautelare, caratterizzata da una particolare estensione soggettiva e oggettiva: può essere esercitata da “chiunque abbia interesse alla pronuncia di una inibitoria di atti e comportamenti, posti in essere in pregiudizio di una pluralità di individui o enti”, sempre davanti alle Sezioni specializzate in materia di impresa.

Alcune prime valutazioni di sintesi sulla nuova legge

La nuova legge entrerà in vigore decorsi 12 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (ancora non avvenuta), per consentire alcune modifiche ai sistemi informativi del Ministero della Giustizia in vista della sua applicazione.

Il futuro e complessivo assetto della class action rende comunque attuale una riflessione sulle possibili ricadute di queste norme rispetto alle imprese e alla gestione delle azioni di classe, sia in chiave preventiva sia in una prospettiva difensiva. Gli aspetti di maggiore delicatezza appaiono quelli dell’ampiezza dei soggetti e dei diritti interessati dalle nuove disposizioni; delle agevolazioni probatorie a favore dei pretesi aventi diritto, con la possibilità di pervenire ad una sostanziale inversione dell’onere della prova a carico della resistente, in un contesto processuale che può avere tempi molto stringenti per le difese delle imprese; delle difficoltà di stimare il rischio di causa, anche sul piano economico e temporale, posto che è data ai pretesi aventi diritto l’opportunità di valutare l’adesione in base all’esito del giudizio, senza rinunciare preventivamente all’azione individuale o all’adesione ad altre azioni di classe; del possibile abuso delle azioni inibitorie collettive dovuto, anche in questo caso, ad una generalizzazione dei legittimati e dei diritti tutelabili.

La presente Newsletter ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica. Qualora fosse di Vostro interesse un approfondimento della materia, Vi preghiamo di contattare:

Paolo Pototschnig

Valeria Mazzoletti

Elisa Cazzani

2019-04-05T11:31:35+02:003 Aprile 2019|